mercoledì 6 gennaio 2010

L'energia pulita non parla italiano

L'Europa, quella con "la testa sulle spalle", quella che dal fumo un pezzettino di arrosto ogni tanto lo tira fuori, si sta mobilitando per la realizzazione di un ambizioso progetto, che ha come obiettivo la creazione di una ragnatela di cavi sottomarini per utilizzare risorse inesauribili come il vento, l'acqua, le maree e il sole, allo scopo di produrre energia elettrica pulita e rinnovabile.
A quanto pare, l'idea è nata prima dell'inutile summit di Copenaghen tenutosi il mese scorso, e proprio ora si stanno muovendo i primi passi.
Leggete l'articolo su Repubblica per tutti i dettagli.

Rileggete ora l'articolo e contate quante volte compare la parola italia nel testo.
Ve lo dico io: mai.
Il progetto prevede "una rete elettrica del freddo" a nord, e una "del caldo" a sud." La rete del caldo prevede l'installazione di "centrali solari sparpagliate nel deserto del Sahara e oltre", che poi partiranno verso Magreb, Giordania e l'Europa.
"Ovviamente", l'italia in tutto questo non ha nessun ruolo, non viene neppure invitata se non a pagare l'energia che sarà ricavata da quella risorsa che è il sole (che in italia di sicuro non manca). Tralasciando per ora vari giudizi sui pro ed i contro dell'iniziativa (la costruzione di centrali e condotti porta allo sconvolgimento di ecosistemi ed alla possibile distruzione di determinati habitat), il problema rimane l'indifferenza (e l'assenza) dell'Italia a qualsiasi tipo di innovazione che comporti un investimento cospicuo (ed intelligente) quale appunto il sostegno necessario per le energie rinnovabili.
Sempre più indietro....

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